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Savona 2021: periferie

di Franco Astengo

L’esito della recente tornata elettorale amministrativa ha fatto improvvisamente saltare alla ribalta il tema delle periferie.

Erano impegnate nel voto le metropoli italiane e proprio i quartieri si sono rivelati il “punctum dolens” della disaffezione montante non tanto e non solo nell’espressione del suffragio ma complessivamente rispetto ai temi dell’impegno sociale, politico, culturale.

Periferie all’interno delle quali hanno trovato anche l’humus più adatto quelle forme di ribellismo e anti-scientismo che abbiamo visto espresse in tante piazze e che destano sicuramente forte preoccupazione anche sotto l’aspetto dello stato di salute della nostra già infragilita democrazia, la cui consistenza politica e sociale è stata erosa nella stagione dell’antipolitica e del populismo.

L’isolamento delle periferie e l’assenza in esse di luoghi di aggregazione (con il carico di disperazione e di disgregazione che ciò comporta) è così balzato alla ribalta dell’osservatorio dei mezzi di comunicazione di massa come una delle questioni fondamentali da affrontare sul piano della convivenza civica.

Pur nelle dimensioni ridotte rispetto ad altre città Savona non è sfuggita al determinarsi di questa specifica situazione di difficoltà: già nel corso della campagna elettorale ci si era resi conto di questo complesso stato di cose e si era anche cercato di avanzare qualche proposta rivolta soprattutto ad una sorta di “ricostruzione istituzionale”.

“Ricostruzione istituzionale” resasi necessaria dopo che il meccanismo di intreccio tra funzione amministrativa e partecipazione popolare attuato con le circoscrizioni era stato frantumato attraverso un davvero inopportuno provvedimento legislativo e il conseguente fallimento dei flebili tentativi di porvi rimedio in loco.

Oggi però un’idea di “ricostruzione istituzionale” deve essere rilanciata e portata avanti dalla nuova amministrazione di ispirazione democratico – progressista.

Contemporaneamente servono progetti che riempano l’ipotesi di recupero sul territorio di energie e presenze di impegno civico e solidale.

E’ necessario per le periferie determinare spazi di vera e propria reinvenzione urbana, superando anche alcuni schemi definiti dal lessico urbanistico tra “città diffusa” e “territori a bassa intensità”.

Savona ha dimensioni tali per cui il problema dei quartieri può star dentro alla necessaria valutazione delle difficili condizioni sociali che in molti casi interessano gli abitanti delle periferie e il rispetto della singolarità concettuale che ogni zona della Città presenta.

Una singolarità concettuale che in alcuni casi si presenta di dimensione spiccata ,tra “quartieri che furono operai”, altri che presentano la potenzialità di trovarsi di fronte al mare, altri ancora con caratteristiche già di vero e proprio entroterra.

Tra gli anni ‘60 – ‘70 anche la nostra Città ha sofferto di un’espansione urbana nella cui attuazione sono venuti meno i principi dell’urbanistica razionalista e – almeno in alcuni casi – l’interesse pubblico si è dovuto misurare con quello privato e la tendenza ad accrescere la rendita.

Adesso ci ritroviamo con una Città che ha bisogno di ricucire “strappi” evidenti sul suo territorio e di recuperare presenze di socialità.

Si è ceduto molto nel corso degli anni ai limiti disciplinari delle teorie della modernità (quelle che prevedevano l’edilizia contrattata in luogo della regia pubblica) e contestualmente all’arretrarsi di una visione universalistica del welfare.

L’estensione del welfare, a Savona, si era tradotta in una rete di edifici pubblici capaci di ospitare asili (ormai quasi tutti privatizzati) sedi di cura, momenti di ospitalità e aggregazione urbana e diffusione culturale (si pensi soltanto alla rete delle biblioteche di quartiere).

Diventa urgente (dopo tentativi davvero di poco conto) la progettazione della sutura dei diversi “vulnus” inferti al territorio e l’idea di un nuovo “rovesciamento” strutturale di sanità, sociale, cultura (questioni queste rese ancor più acute dall’emergenza sanitaria).

Foto di Please Don’t sell My Artwork AS IS da Pixabay

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