Skip to content

Esiti elettorali

di Franco Astengo

Sarà bene cercare di discernere tra le diverse motivazioni che hanno giustificato il senso di sollievo prodotto dall’esito dei ballottaggi di domenica e lunedì 17-18 ottobre.

Dal punto di vista di una possibile articolazione d’analisi sembrano essere 4 le questioni emergenti:

1) la ripresa nella capacità di imporsi da parte di un centro-sinistra allargato che vince quando è capace di produrre una sintesi efficace anche sul piano delle posizioni politiche producendo così un “effetto coalizione”;

2) l’effetto negativo prodotto sul centro destra dalla divisione corrente sul tema del governo;

3) l’ulteriore arretramento del Movimento 5 stelle;

4) La secca diminuzione registrata nella partecipazione al voto: fenomeno evidenziatosi già nel primo turno e poi accentuatosi nei ballottaggi che hanno impegnato elettrici ed elettori in 10 comuni capoluogo.

Dovendo scegliere quale fra questi temi può essere il caso di trattare prioritariamente il punto 4 che sembra essere quello che indica più precisamente lo snodo di una fase caratterizzata da una grande difficoltà nel sistema delle relazioni politiche basate sul modello classico della democrazia liberale.

La disaffezione al voto, fenomeno che ormai a fasi alterne interessa l’elettorato italiano fin dal lontano 1978, ha assunto in questo ultimo periodo un aspetto particolare perché connesso a quella esasperata volatilità elettorale che ha caratterizzato gli ultimi turni tra Europee e Politiche facendo oscillare vorticosamente il pendolo tra PD (R), M5S e Lega.

Per questo motivo non siamo d’accordo con la teoria (che ebbe come primo sostenitore il prof. D’Alimonte) di un calo fisiologico della partecipazione dovuto a un trend di allineamento con i sistemi politici occidentali.

La crisi della partecipazione elettorale in Italia è frutto di cause specifiche che stanno provocando una vera e propria “fragilità di sistema” .

Una “fragilità di sistema” che si sta acuendo mentre mutano sostanziali passaggi di natura costituzionale, in particolare sul terreno della forma di governo:

1) L’astensionismo verificatosi in questa tornata elettorale amministrativa è sicuramente in buona parte generato dal riflusso dal sembiante populista della cosiddetta “antipolitica” che aveva caratterizzato le tornate elettorali precedenti causando lo spostamento della scelta di voto da parte di milioni di persone;

2) Più in generale ci troviamo di fronte a una debolezza dell’offerta politica causata dall’incapacità di mediazione e dal deficit di radicamento sociale da parte dei partiti e dei movimenti: naturalmente sotto questo aspetto vanno considerate le fondamentali novità intercorse sul piano del rapporto tra tecnologia e comunicazione politica. Il fenomeno però appare più profondo dal poter essere valutato semplicemente quale elemento derivante dello strapotere dei social. Pesano infatti una incompresa trasformazione nel passaggio dal collettivo all’individuale, i mutamenti di paradigma nella definizione delle priorità sociali (in particolare in tempi di emergenza sanitaria), la trasformazione della composizione della società (dovuta anche dall’immigrazione) in ispecie in un luogo nevralgico della costruzione d’identità di massa qual’è la grande città.

3) Nello specifico di questo turno elettorale e del passaggio tra primo e secondo turno ci sarebbe poi da aprire un ragionamento sul logorarsi del meccanismo dell’elezione diretta ( elemento strettamente connesso alla andata in crisi, fortemente voluta da alcune parti politiche, della capacità di intermediazione istituzionale).

In sostanza il combinato disposto tra mutamento della forma di governo e insufficienza dei livelli dei rappresentanza determinati dalla crisi dei partiti e dell’astensionismo elettorale rischia di far scivolare il sistema in una dimensione di “democrazia autoritaria” alla costruzione della quale risponderebbero soltanto pericolosi ribellismi del tipo di quelli alimentati dal movimento no-pass (ai quali da sinistra non dovrebbe essere fornita, anche da parte di soggetti minoritari, alcuna copertura ideologica, anche perché non esistono ragioni teoriche per farlo).

Esaminiamo allora i dati complessivi delle 10 città capoluogo ( Torino, Varese, Savona, Benevento, Isernia, Roma, Trieste, Latina, Caserta, Cosenza) coinvolte nel secondo turno:

Riferimento ai numeri delle Europee 2019: chiamati al voto 3.561.291, voti validi espressi 1.789.112 pari al 50,23%.

Primo Turno elezioni amministrative 3-4 ottobre 2021: chiamati al voto 3.645.715 voti validi espressi 1.759.751 pari al 48,26%.

Secondo turno elezioni amministrative 17-18 ottobre 2021: chiamati al voto 3.645.715 voti validi espressi 1.505.754 pari al 41,20%.

Subito si può pensare all’astensione di elettrici ed elettori che nel primo turno avevano sostenuto i candidati 5 stelle; una spiegazione sufficientemente valida ma che non coglie interamente il segno.

Una quota (rilevante e in crescita) di astensionismo nasce anche e soprattutto da una domanda urgente di ristrutturazione dell’offerta politica (struttura dei partiti, presenza delle istituzioni specialmente nelle periferie, legge elettorale).

Necessita un’operazione di profondo cambiamento cui la sinistra non può più sottrarsi prima di tutto imparando a non adagiarsi sui modelli altrui.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.