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Giustizia è fatta?

di Franco Astengo

Sarà difficile evitare la sindrome della vendetta che agiterà il mainstream e quel “ventre molle” della società italiana dove è molto cresciuta nel corso degli anni l’idea della sommarietà del giudizio accompagnata dal divorzio tra etica e politica.

Non è soltanto questione di raffinatezza nell’interpretazione giuridica.

Abbiamo il dovere di impedire che, con l’entrata improvvisa in scena degli arresti di Parigi gli anni’70 siano consegnati interamente al piombo.

Non basterà ricordare che quella stagione di insorgenze sociali fu aperta da chi fece brillare la bomba della “madre di tutte le stragi” in quel 12 dicembre 1969, Milano, Piazza della Fontana.

Si dovrà stare attenti anche alla logica della “solidarietà nazionale”: allora come oggi, nel momento della marea montante, governo e apparati protetti dalla P2 si trovavano nella condizione del “governo di tutti” o quasi, con l’idea corrente che l’opposizione di sinistra dovesse essere in un qualche modo “germanizzata” e ricondotta esclusivamente nella logica dello scontro armato.

Nella ferocia della “giustizia è fatta” che la destra italiana sta agitando in queste ore ci sta il ritorno a richiamare a quelle lacerazioni segnate dalle scorribande di servizi segreti e mafia.

Incursioni compiute spesso in stretto connubio tra diversi apparati in un periodo nel quale, ancora come nei decenni precedenti, valeva il principio che “tutto era buono” non solo e non tanto contro il comunismo ma contro qualsiasi altra forma assumesse il “ribellarsi è giusto”.

Dovremo essere capaci rispondere con un discorso sulle ferite che ci sono state inflitte: così va respinto davvero il sospiro assolutorio del “giustizia è fatta”.

Tocca ancora a noi combattere l’idea del coinvolgimento di una generazione.

Non intendiamo abdicare alla lotta e alla politica: rimane ancora l’obbligo di schierarsi per chi, in quel tempo, concependo la politica come fatto di massa e di propagazione di pedagogia sociale era stato in grado di respingere e tenere lontano l’idea (e la pratica) di quella tragica scorciatoia.

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