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Voleranno bassi?

a cura di Fulvio De Lucis (16 aprile 2021)

(Pubblichiamo con leggero ritardo, scusandocene con l’autore, questo interessante articolo di Fulvio De Lucis)

Di Mario Draghi si conosce molto,la sua formazione e carriera,è una personalità importante nella storia degli ultimi trenta anni, durante i quali si è quasi sempre trovato in posizioni centrali nei momenti di svolta.

Qualcuno lo ha definito “un agente strategico del capitale” perché ha sempre operato in base alle esigenze generali dell’accumulazione capitalistica, usando una terminologia, diciamo, marxista, e lasciamo perdere che meglio sarebbe dire “un maestro di palazzo, con margini di autonomia,del modo di produzione capitalistico nella fase di finanziarizzazione complessiva”,ma la sostanza è quella.

Palesemente interno alle logiche del capitale multinazionale atlantico e europeo, ospite fisso delle riunioni del Gruppo Bilderberg. Svolse negli anni ’90 un ruolo decisivo, come direttore generale del Tesoro, nella privatizzazione di una parte notevole delle imprese di Stato. Poi ha ricoperto ruoli centrali nel mondo della finanza internazionale.

È stato prima dirigente della sede europea e poi membro dell’esecutivo della statunitense Goldman Sachs. Successivamente ha ricoperto il ruolo di governatore della Banca d’Italia favorendo i processi di concentrazione bancaria a livello nazionale.

La sua nomina a presidente della BCE avvenne in un momento delicato, nel 2011 durante la crisi dei debiti sovrani, insieme a Trichet, presidente uscente della BCE, firmò la famosa lettera, in cui chiedeva all’Italia misure di austerity e che contribuì a determinare la caduta del governo Berlusconi. Gestì la BCE in modo da difendere l’esistenza dell’Euro, facendo tutto il necessario, a partire dal finanziamento dell’acquisto di titoli di stato da parte delle banche.

La sua nomina a presidente del Consiglio è stato preparato,basta ricordare l’articolo comparso sul Financial Times, organo del capitale finanziario internazionale nel marzo del 2020,nel febbraio 2021 diventa presidente del consiglio, come dire “ vi avevamo avvertiti “.

In quell’intervista paragonando la pandemia a una guerra, ha giustificato l’aumento dei debiti pubblici come necessario alla fase economica, imprimendo una apparente svolta rispetto alla disciplina di bilancio praticata precedentemente.

Poi all’ultimo incontro del Gruppo dei Trenta, che raduna i principali banchieri mondiali,ha dichiarato che il mondo si trova sul bordo di una scogliera e che lo Stato deve entrare direttamente nelle imprese,trasformando le garanzie pubbliche ai prestiti in partecipazioni statali al capitale.

Altra svolta rispetto al Draghi privatizzatore ? Oppure apparenza ?

Credo, nel quasi vuoto di un’analisi seria sulla crisi, e in in vuoto assoluto di un antagonismo e una teorizzazione contrapposta che le mosse di questo “agente “ siano spesso coerenti e ispirate al principio che bisogna cambiare perché nulla cambi, in perfetto stile gattopardesco,tenendo conto che è una delle “menti” più brillanti del capitale internazionale, capace di modificare la sua azione, per provvedere alle esigenze di sopravvivenza del capitale privato.

Dunque viene nominato, non eletto, come gli ha rinfacciato Erdogan, presidente del consiglio e ha precisato quello che il suo governo farà rigorosamente all’interno di una doppia e, per l’Italia, tradizionale cornice:l’appartenenza alla Nato e l’appartenenza all’area Euro.

Glissando volutamente sul conflitto economico evidente in atto tra Germania e USA e tralasciamo altri protagonisti…..

Attenzione per, Draghi non è semplicemente un commissario europeo dell’Italia,è espressione e garanzia degli interessi del capitale italiano,meglio da definire chi…ma comunque voluto da Confindustria.

Ad esempio sui vaccini non ha lesinato le critiche all’Europa e ha messo in atto un piano per produrre i vaccini in Italia entro l’anno in corso.

Non solo, ha ribadito ,nell’ultima riunione dei capi di governo della Ue, la necessità di emettere titoli di debito europei, cioè di dare vita a un debito pubblico europeo, andando contro le posizioni della Germania e di altri Stati europei.

E qui si apre una partita complessa ,che Draghi ben conosce e ha gestito,sul debito pubblico, sulla competizione inter – imperialistica ,sul QE (quantitative easing ,cioè alleggerimento quantitativo volto a creare nuova moneta per stimolare l’economia,una forma di politica monetaria.che possono essere di due tipi: espansive o restrittive. Il Quantitative Easing appartiene alla prima categoria e viene considerato come una politica ultra – espansiva).

E poi l’erogazione dei fondi del Recovery Plan europeo che verrà effettuata in base all’implementazione delle contro – riforme, forse quelle delle pensioni e del mercato del lavoro e altre scelte restrittive ? Sarebbe da chiederselo…..

Un’analisi che naturalmente non fa parte del circolo mediatico del pensiero unico sostiene che i Paesi a capitalismo avanzato si caratterizzano per una sovra accumulazione di capitale assoluta, cioè per un eccesso di investimenti in rapporto alla profittabilità, che determina il fenomeno della caduta tendenziale del saggio di profitto. Da questa situazione derivano le crisi che si sono succedute ripetutamente dal 2001 ad oggi, compresa la crisi dei mutui sub prime del 2007-2009 e quella dei debiti sovrani del 2011-2012.

Questa impostazione è contaminata dal pensiero marxiano, è come il famoso spettro del manifesto dei comunisti……

E arriviamo alla sindemia che ha contribuito,e credo non poco,a questa ammucchiata governativa col lord protettore competente a visione globalizzante.

La crisi del Covid -19, è di gran lunga più profonda dagli anni ’30, verificatasi oggi, quando l’economia mondiale e quella europea stavano già imboccando una fase di declino.

E allora rappresenta una occasione preziosa per il capitale nel suo complesso.

Infatti, da una parte permette allo Stato di intervenire a sostegno del capitale con l’erogazione di una massiccia liquidità. Nella UE il ha rappresentato anche la possibilità di sospendere i vincoli alla spesa pubblica contenuti nei trattati.

Dall’altra parte, permette di eliminare una parte del capitale in eccesso, mediante il fallimento delle imprese meno competitive.

Nel corso dell’ultimo incontro del Gruppo dei Trenta, ha affermato che gli aiuti pubblici vanno dati alle imprese sane e non alle imprese decotte, da lui definite come “imprese – zombie”.

Traduzione : faciliterà la centralizzazione del capitale, un fenomeno che serve a contrastare la caduta del saggio di profitto. le politiche statali dovranno favorire “una certa quantità di distruzione creatrice”.

Probabilmente attraverso i fondi del Recovery Plan, verrà dato un forte impulso ai nuovi settori dell’economia, quelli legati alla digitalizzazione dell’economia e alla transizione ecologica.

Ma interesserà anche settori tradizionali;ad esempio, il settore automobilistico con la transizione verso la mobilità elettrica ; ferroviario con l’estensione della rete ad alta velocità.

L’auto elettrica, la mobilità sostenibile, e la digitalizzazione dell’economia sono nuovi vettori dello sviluppo capitalistico come in altre fasi della storia lo sono stati altri prodotti “guida” come le ferrovie nel XIX secolo e l’automobile nel XX secolo.

Possiamo supporre che la sindemia rappresenta una occasione di riavvio del meccanismo inceppato dell’accumulazione di capitale e nello stesso tempo un incentivo, da un lato, al rafforzamento degli oligopoli e monopoli già esistenti e, dall’altro lato, alla formazione di nuovi oligopoli e monopoli in nuovi settori ?

Come dire alla don Abbondio “non tutto il male viene per nuocere”…

Sarà decisivo determinare a chi andranno i fondi pubblici.

E’ un’eresia pensare che andranno in direzione del grande capitale monopolistico e multinazionale ?

È una riprova, che il capitale non può sopravvivere né tanto meno espandersi senza l’aiuto dello Stato, a dispetto di tutte le chiacchiere sul libero mercato?

E’ lecito pensare che Draghi sarà il garante non casuale?

Forse dovremmo cercare di capire come il capitalismo con questa occasione muterà le sue forme per adattarsi agli sviluppi della sua crisi strutturale, a partire dal rapporto con la forza lavoro, le nuove forme che il che si appresta ad assumere, è un compito fondamentale delle forze antagonistiche al capitale stesso,il ruolo dello stato smettendola con le etichette e gli ismi e la vulgata liberista che predicava il suo ritiro,che in realtà è mai avvenuto perché poi definiva il perimetro e anche regole entro cui agiva il mercato.

Oggi lo stato entra direttamente nell’economia ( leggere Mariana Mazzucato….. ) e nelle imprese con uno spazio maggiore pur nel contesto della globalizzazione economica.

La domanda è se entra a favore del privato completamente sacrificando ancor di più l’interesse sociale pubblico.

Noi comunisti o di sinistra come usa oggi ,dovremmo porcelo e cercare risposte.

E magari organizzarci meglio.

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