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I titoli del fronte aperto

di Franco Astengo

In una competizione globale i cui contendenti stanno cercando di afferrare le contraddizioni emergenti per stabilire l’egemonia di nuove forme di dominio, emergono almeno cinque temi che dovrebbero essere oggetto di approfondita analisi da parte dei soggetti di diverso tipo (politico e culturale) che stanno muovendosi sul terreno, al momento residuale, occupato dalla sinistra in Italia.

Il quadro generale è quello di un tentativo di ristrutturazione capitalistica rivolta verso una torsione tecnocratica e di ridislocazione tendenzialmente autoritaria della mappa del potere:

1) la ripresa del “ciclo atlantico” e la richiesta pressante di schieramento “senza se e senza ma” rivolta al nostro Paese;

2) All’interno dello schieramento occidentale, nel dopo – Brexit, ritorna l’idea dell’Europa a 2 velocità: asse franco – tedesco con appendice italiana ( Limes rispolvera il Cavour della Cernaia);

3) Formalizzazione costituzionale del mutamento della forma di governo in una sorta di cancellierato presidenzialista;

4) revisione della forma Stato attraverso un processo di ricentralizzazione: sempre Limes, scritte parole di fuoco versus gli effetti della modifica del titolo V, pubblica nuovamente la cartina del progetto a suo tempo elaborato dalla Società Geografica Italiana che prevede l’abolizione di Province e Regioni e l’istituzione di 36 cantoni o dipartimenti in un contesto di attribuzioni di poteri da definire e di superamento del bicameralismo paritario (dopo la riduzione nel numero dei parlamentari così si misura un ulteriore passaggio di ridefinizione nella struttura della rappresentanza istituzionale e politica);

5) Ritorno ad un progetto complessivo di mutamento costituzionale rivolto nel senso della “democrazia controllata”.

Ricordando che il progetto della Bicamerale 1997-98, presieduta da Massimo D’Alema, prevedeva il semipresidenzialismo accompagnato da un sistema elettorale maggioritario a doppio turno (obiettivo da sempre del PDS nella logica della “vocazione maggioritaria” adottata dopo aver abbandonato il proporzionalismo del PCI) mi scuso per lo schematismo ma ritengo sia proprio il caso di concentrare l’analisi sui “punti alti” dello scontro (e fuori da una riflessione analitica diventa difficile elaborare una linea politica senza cedere nell’eccesso di semplificazione).

Un pensiero su “I titoli del fronte aperto

  1. Pare anche a me che le risposte da e di Sinistra alle cose di oggi siano ben al di sotto di un minimo accettabile, se non addirittura di discutibile. Sia in Italia che fuori da essa.
    Con un virulento ‘neo-atlantismo’ (che forse ha nel governo Draghi una punta di diamante, come la questione turca evidenzia) e una gestione geopolitica dei vaccini l’amministrazione Biden si riprende centralità e politica di potenza.
    Siamo ancora, e sempre, nella vicenda antica del ‘Riformismo’ e della sua preferibilità rispetto alle politiche liberistiche da capitalismo selvaggio.
    Con la soluzione Letta anche il maggior partito verso cui si volge buona parte delle persone di sinistra in Italia pare confermare con decisione tale orientamento.
    Riequilibri di redditi e distribuzioni eque di ricchezza, diritti sociali degli individui, sensibilità e sostenibilità ambientali, tecnologie ed innovazioni non pare abbiano prodotto proposte tali da generare linee politiche che escano dalla sostanziale subalternità a questo schema Riformismo vs. Liberismo.
    Pur in presenza di molte difficoltà, a partire dal radicamento sociale di classe che oggi pare da riscrivere (se non da ripensare) e da un quadro internazionale magmatico, fluido, viscoso, noi -sinistra italiana- abbiamo tuttavia radici di buona pianta.
    Ripensando, l’esperienza nostra ci consegna forse la migliore declinazione della democrazia a contenuto sociale; e lo fa nella lezione di Togliatti, depurata si intende dai guasti della guerra fredda. Unità delle forze popolari, diritti garantiti da giustizia sociale, azione equilibratrice dello Stato rappresentativo, promozione della partecipazione ed estensione della democrazia…tanto abbiamo ancora da dire.
    Pino Raimondo

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