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Sanità: lo spezzatino clientelar-corporativo

di Franco Astengo

In tempi di totale emergenza che dura da più di un anno è emersa la pessima gestione della Sanità da parte delle Regioni.

Una pessima gestione che richiama la necessità di sollevare questioni di carattere costituzionale di grande importanza.

In un Paese come l’Italia, nella storia del quale corporativismo e clientelismo fanno parte appieno dell’ “autobiografia della nazione”, da molto tempo appare violato il dettato costituzionale che considera il diritto alla salute come elemento qualificante (ne ha parlato ieri ,26 marzo, Enzo Cheli dalle colonne del “Corriere della Sera).

Inoltre la Costituzione affida la profilassi internazionale in via esclusiva allo Stato (articolo 117).

Nell’occasione di queste settimane è invece saltato definitivamente il principio ispiratore del Servizio Sanitario Nazionale, la cui origine risale oltre che dalla nostra Costituzione (art.32) anche dalla fondamentale dichiarazione di Alma Ata sull’assistenza sanitaria primaria. Dichiarazione che venne adottata alla conferenza internazionale sull’assistenza sanitaria primaria organizzata dall’OMS e tenuta il 6-12 settembre 1978 .

Al Servizio Sanitario Nazionale (approvato nel dicembre 1978) si sono nel frattempo opposti :

1) l’introduzione del meccanismo di privatizzazione (esemplare il “modello lombardo”) infiltratosi attraverso le maglie dei compiti affidati alle Regioni nell’incauta elaborazione della modifica del titolo V della Costituzione;

2) la crescita della sensibilità del ceto politico regionale alle pressioni clientelar – corporative cresciute nel corso degli anni in una fase di accentuazione del disfacimento sociale, di crisi dei corpi intermedi (non solo dei partiti), di esaltazione del personalismo in politica. Personalismo in politica esaltato dalla disgraziata elezione diretta dei Presidenti di Regione (servilmente definiti “Governatori” da una informazione culturalmente di mediocre profilo). L’elezione diretta dei Presidenti di Regione ha spostato l’asse di riferimento dell’Ente verso la costruzione di una macchina burocratica esclusivamente dedicata alla spesa e alla nomina, anche attraverso la costruzione di famigerate “agenzie” le cui attività sono state finalizzate alla rielezione di qualcuno e/o della sua parte politica. Esemplare in questo senso il comportamento del Presidente della Regione Liguria che, dalla sua rielezione avvenuta a Settembre 2020 trattiene a sé le deleghe dell’assessorato competente. La sanità rappresenta infatti il boccone più ghiotto di questa macchina burocratica divoratrice di danaro e potere.

Adesso ci si chiede se il ritorno alla centralità dello Stato in materia non rappresenti altro che un “arretramento al medioevo”.

In tutto questo, tra l’altro, è assolutamente trascurato il dato della sovranazionalità delle questioni come ben è dimostrato in questi giorni e, di conseguenza, della necessità di interlocuzione adeguata (e costituzionale) a quel livello.

Sarà su questo terreno, vitale per il futuro, che si misurerà un’idea di ricostruzione dello Stato e di coerente aderenza costituzionale.

Siamo di fronte, quindi, a un ulteriore elemento di riflessione sulla strada che sarà necessario percorrere di vero e proprio “ritorno allo Statuto” da parte degli attori del nostro sistema politico e del rapporto fra questo e la società in un quadro di capacità di affrontare la nuova qualità delle contraddizioni di fronte alle quali, in questo momento, appare impotente la capacità del “pubblico” ed egemone la ferocia prevaricatrice del “privato”.

Foto di Darko Stojanovic da Pixabay

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