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Sommario della crisi

di Franco Astengo

1) La formazione del governo Draghi ha posto allo scoperto, ancor di più di quanto non si fosse già verificato negli anni scorsi, la crisi complessiva del sistema politico italiano. Le forze politiche che appoggiano l’esecutivo e hanno accettato di farlo una posizione subalterna si segnalano ormai da troppo tempo come deficitarie sul piano della rappresentanza. Un deficit che corrisponde ad un profondo limite di progettazione politica;

2) In particolare l’alleanza Pd-5 stelle -Leu nel tentativo di uscire dall’occasionalità rischia di andare in pezzi perché, sfuggito il governo a guida 5 stelle è venuto meno l’unico collante possibile essendo l’alleanza stessa priva sia di visione strategica (sì o no a un nuovo bipolarismo?) sia di risposta nel medio periodo a due interrogativi cruciali :quali riferimenti sociali comuni e quale visione del rapporto economia/tecnologia/politica? Un’alleanza mai decollata che non si salverà attraverso il recupero di un rigurgito di populismo;

3) Sul piano internazionale è ormai chiara l’apertura di un conflitto aperto tra USA e Cina. Un conflitto aperto (da più parti si sussurra di possibili “incidenti” a sfondo bellico, teatro il Mar Cinese Meridionale) che sostituisce l’antico ruolo di “gendarme del mondo” mantenuto dalla superpotenza americana dalla caduta del Muro in avanti. Mentre gli USA stanno cercando di recuperare le basi un neo-atlantismo puntando alla formazione di un’alleanza che passi dal Giappone all’Europa occidentale (si richiama un antico schema che ci trova totalmente impreparati sia dalla parte dell’approvazione sia dalla parte di un eventuale diniego). E’ proprio il quadro internazionale che ci indica l’immaturità del sistema italiano a sostenere un modello bipolare di confronto politico e geopolitico;

4) Proprio il governo Draghi sta affermando una nuova forma di governo fondata su di una inedita divisione di responsabilità e di competenze. Il già richiamato rapporto tra economia/tecnologia/politica è affrontato dal nuovo Governo attraverso una sorta di delega “tecnocratica” con una separatezza nei compiti tra una nuova élite e il quadro dei disastrati partiti italiani. Inoltre il nuovo governo sta affrontando ( anche sull’onda dell’emergenza sanitaria) il tema cruciale del rapporto centro/periferia, ridimensionando l’ampiezza di cessione di sovranità verso le Regioni verificatosi negli anni scorsi ed evidenziando così il fallimento del modello regionale;

5) A questo punto viene messo in discussione definitivamente il ruolo del Parlamento, ridotto a sede di ratifica e di nomina ed escluso dalla funzione di produzione legislativa. Si punta anche ad annullare il bipolarismo nell’espressione del voto di fiducia in un quadro di riforme istituzionali assai vicino a quello delineato nel progetto del PD(R) sconfitto nel referendum del 2016. Inoltre pare in via di rilancio l’ipotesi “maggioritaria” per la legge elettorale.

6) Ce n’è abbastanza per cercare di delineare i tratti di una soggettività alternativa partendo da una necessità di recuperare centralità alla rappresentanza sociale e politica dei ceti sempre più subalterni; da un’idea del sistema di relazioni europee fondato sulla rappresentanza di un progetto di democratizzazione delle istituzioni e da una ricerca di “spazio” dentro al pericolo di una nuova logica dei blocchi; dal richiamo alla necessità di una presenza istituzionale saldamente ancorata alla linea della democrazia costituzionale repubblicana. La democrazia costituzionale repubblicana necessita di essere presentata come elemento fondativo di una dialettica politica da parte di una soggettività di sinistra adeguatamente attrezzata nell’autonomia ideale, progettuale, politica. Occorre compiere in fretta una scelta compiutamente misurata sulle necessità che si stanno presentando con grande urgenza, avendo piena consapevolezza dell’assoluta insufficienza di una delega rilasciata ad una ripresa della conflittualità sociale alimentata semplicisticamente da visioni demagogiche di basso profilo.

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