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Un governo di spartizione

di Franco Astengo

E’ proprio il caso di approfondire un attimo il tema delle ragioni di fondo della formazione del governo Draghi e dell’orizzonte che si sta delineando in rapporto al complesso del quadro di relazioni internazionali.

Sotto questo aspetto il profilo del ministero appare di livello particolarmente basso essendo due dicasteri – chiave come quello degli Esteri e quello della Difesa affidati a correnti di partito, dove invece sarebbe occorso un segnale forte anche sul piano della scelta delle personalità da impiegare e tenuto conto che l’Italia è priva da moltissimo tempo di una politica estera.

Riassumo schematicamente:

1) se il governo nasce davvero sulla spinta dell’intreccio tra recovery plan / transizione ecologica di marca 5 stelle arriva in ritardo rispetto alla situazione che si sta determinando sul piano geopolitico globale. La questione della cosiddetta “transizione ecologica” richiederebbe, infatti, una combinazione tra questione energetica e questione climatica di cooperazione multilaterale a livello globale. Come stava del resto nel programma elettorale di Biden: un insieme di questioni che avevano spinto molto la presenza della sinistra democratica USA, in particolare rispetto alle sue/suoi esponenti più giovani e radicali.;

2) Con ogni probabilità siamo davanti a un mutamento di scenario e a un cambio , più o meno forzato (forse meno che più) nella politica del nuovo governo USA. Il livello di scontro con la Cina, infatti, richiederà la costruzione di una nuova alleanza, prima di tutto in Asia e poi anche in Europa come la descrive Colby nel nuovo numero di Limes. Un’alleanza strategica capace di fronteggiare la minaccia portata dal regime di Pechino sul piano economico, ma anche su quello militare e della contrapposizione tecnologica. Insomma gli USA, finita l’epoca del gendarme del mondo, punteranno, per quello che riguarda l’Europa, alla riapertura di un “ciclo atlantico” accentuando (per scarsità di risorse) il disimpegno in Medio Oriente e in Africa. In questo quadro diventa problematica la cooperazione multilaterale sui temi energetici e climatici (qualcuno ha già avvertito Biden dell’impossibilità di concessioni alla Cina su Taiwan e Hong Kong come merce di scambio proprio sulla questione climatica).

Così verrebbe a mancare (almeno apparentemente) uno dei pilastri fondativi del nuovo governo italiano: sull’altro, quello dei denari europei, il capitolo è aperto, il rischio di allocazioni sbagliate reale. Intanto si può già affermare che quello del MES era semplicemente uno specchietto per le allodole e che il governo è nato meramente come governo di “spartizione” (torna qui il tema della composizione correntizia) e che forse questo era, molto semplicemente, l’obiettivo di chi ha prodotto la crisi.

Foto di Engin Akyurt da Pixabay

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