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Alcune superficiali riflessioni sul centenario del PCI

di Fulvio De Lucis

IL PCD’I SEZIONE DELLA 3 INTERNAZIONALE E POI PCI ( 1943 ) DURA 70 ANNI.

UNA VITA COMPLESSA, DIFFICILE, CON TRASFORMAZIONI E CAMBIAMENTI PROFONDI E SEMPRE DENTRO I PROCESSI STORICI DEL 900.

LA SUA CRISI E DISSOLUZIONE SONO DIPESE NON SOLAMENTE DA SOGGETTIVITÀ PIÙ O MENO ADEGUATE, MA DA TRASFORMAZIONI STORICHE EPOCALI DEL MODO DI PRODUZIONE CAPITALISTICO, TUTT’ORA ESISTENTE E DALLA CAPACITÀ E POSSIBILITÀ DI DARE RISPOSTE CHE NON SIANO SEMPLICI ALTERNANZE POLITICHE.

PERSONALMENTE CREDO DA FINE ANNI 60 MANCARONO COME OGGI, RISPOSTE INTELLETTUALI, ANALITICHE E PRATICHE ALL’ALTEZZA DELLE SFIDE CHE DOVEVAMO E DOVREMMO AFFRONTARE .

SU TROPPE SEMPLIFICAZIONI TEORICHE LA POLITICA DEL PCI SI BASAVA E SAREBBE NECESSARIO CERCARE RISPOSTE ALTERNATIVE.

SE HA ANCORA UN SENSO DIRSI COMUNISTI,CERCARE DI TRASFORMARE L’ESISTENTE,COSTRUIRE UNA VIVIBILITÀ CHE RISPONDA ALLE NECESSITÀ COMPLESSIVE E INDIVIDUALI. LE RAGIONI DI UNA LOTTA NON POSSONO RIDURSI, LIMITARSI ALLA DIFESA DELLA PROPRIA SOPRAVVIVENZA, PUR IMPORTANTE, O A UN ASTRATTO SENSO DI DISGUSTO PER PRIVILEGI E SOPRUSI.

PER PARAFRASARE MARX ED ENGELS PARE SIA NUOVAMENTE NECESSARIO RISCOPRIRE IL VARCO “DALL’UTOPIA ALLA SCIENZA”.

MA ANCHE QUESTA SI MUOVE, CAMBIA, ANCHE L’OGGETTO DELLA CONOSCENZA SI MODIFICA E CAMBIA L’INTERPRETAZIONE DEI SOGGETTI.

ANCHE IL MODO DI PRODUZIONE CAPITALISTICO HA UNA SUA STORICITÀ E QUINDI LA COMPRENSIONE CHE CONOSCIAMO DEVE TENERNE CONTO, FORSE ADEGUARSI ALLE SUE FASI.

FORSE UN NON ADEGUAMENTO AI PROCESSI REALI, COMPRENSIONE E NON CEDIMENTO ACRITICO, È STATA UNA DELLE CONCAUSE DELLA CRISI PROFONDA DEL DENOMINATO “MARXISMO” E DEI PARTITI CHE A ESSO SI ISPIRAVANO.

IL PCI NON HA FATTO ECCEZIONE.

COS’ERA POI QUESTO MARXISMO – LENINISMO A CUI CI SI RIFERIVA PUR COSTRUENDO UN PARTITO NUOVO, DEMOCRATICO E DI MASSA ?

OVVIAMENTE SARÒ SCHEMATICO, PARZIALE E IMPRECISO MA L’ESSENZIALE È CONFRONTARCI.

A – la classe operaia come soggetto antagonista; l’idea della tendenziale polarizzazione sociale in operai contro capitalisti; CON PARTICOLARE PERÒ ATTENZIONE AI CETI MEDI E ALTRI CETI, SPESSO SCIVOLANDO NELLA SUPERFICIALITÀ DELL’ALLEANZA, QUI GRAMSCI SAREBBE DA RISTUDIARE.

B – l’alleanza con i contadini per la formazione del blocco storico; SENZA ESCLUDERE QUANTO SOPRA

C – il partito come soggetto organizzativo con una sua struttura centrale forte e una sua capillare diffusione nella produzione e nella società civile; ANCHE QUI UN GRAMSCI RIDOTTO A PROPAGANDA, AD UN GENERICO INTELLETTUALE COLLETTIVO, CON POCA ATTENZIONE ALLA FORMAZIONE DEI GRUPPI DIRIGENTI. (RIMANDO QUI ALL’ANALISI SUL PCI DELLA RIVISTA DEL MANIFESTO FATTA DA MAGRI, OVVIAMENTE NON DEFINITIVA).

D – proprietà e gestione statale della produzione come obiettivo di lungo termine in cui consisteva la realizzazione del socialismo, più o meno sulla falsariga del modello sovietico; il concetto di egemonia per la progressiva formazione di un senso comune di sinistra che andasse di pari passo con le modifiche di struttura; LE FAMOSE RIFORME NEL SISTEMA CHE LO AVREBBERO GRADATAMENTE SUPERATO A PARTECIPAZIONE E GESTIONE NON BEN DEFINITA.

E – l’idea che la questione strutturale fosse risolta, nel senso che, come sostiene Gramsci nei Quaderni, le premesse materiali erano già poste.

DAL MODO DI PRODUZIONE CAPITALISTICO ?

Da questo punto di vista la questione della rivoluzione diventava FORSE PREVALENTEMENTE sovrastrutturale O CON UNA FORTE AUTONOMIA DEL POLITICO, QUI LENIN INSEGNA…..

È UNA SOMMARIA SCHEMATIZZAZIONE PER PARTIRE E PERCHÈ NO, DEMOLIRLA.

MA COSA RESTA DOPO I CAMBIAMENTI AVVENUTI NELLA DINAMICA DEL MODO DI PRODUZIONE CAPITALISTICO E NELLE SUE VARIE FASI ?

UN ESEMPIO: A PARTIRE DAGLI ANNI 50 I CONTADINI QUASI SCOMPAIONO, SI PASSA AD UN SISTEMA INDUSTRIALE – AGRICOLO.

CON GLI ANNI 60 SI ASSISTE ALL’ALLARGAMENTO DEL MERCATO INTERNO, IL FAMOSO BOOM E CONSUMISMO E IL PCI ARRANCA SULL’ANALISI DELLA SOCIETÀ ITALIANA SCANNANDOSI SUL NEO CAPITALISMO E L’INTEGRAZIONE O MENO DELLA “ CLASSE OPERAIA”. POI ESPLODE IL 68 E IL 69 ,UNA SOCIETÀ CHE SI TRASFORMA E SOGGETTI CHE METTONO IN DISCUSSIONE, BENE O MALE, LA QUALITÀ DELLA VITA.

IL PCI È PRESO IN CONTRO PIEDE

NEGLI ANNI 70 INIZIA L’AUTOMATIZZAZIONE, LA FINE DEL FORDISMO, LE DELOCALIZZAZIONI, L’INFORMATICA (AH OLIVETTI NON COMPRESO NEGLI ANNI 50 – 60 ) E LA FINANZIARIZZAZIONE GLOBALE DELL’ECONOMIA E TUTTO IL RESTO.

UN PARTITO ESSENDO UN PRODOTTO STORICO PUÒ REGGERE IN TRASFORMAZIONI EPOCALI DI SIMILE PORTATA SENZA TRASFORMARSI E SEMPRE COME ANTAGONISTA ?

LA SOCIETÀ NON SI POLARIZZA IN 2, CLASSI CONTRAPPOSTE, ALLEATI O MENO, TENDE A FRANTUMARSI A MOLTIPLICARE GLI ATTORI, A DIFFERENZIARSI, ANCHE PER TIPOLOGIA LAVORATIVA, A CREARE DIVISIONI E CONFLITTI TRASVERSALI, ANCHE ETNICI E MIGRATORI.

VOGLIO DIRE CHE TUTTA UN’IMPALCATURA DEI PUNTI SCHEMATICI SOPRA CITATI ENTRA IN CRISI PROCESSUALE.

QUALI I SOGGETTI STORICI DEL CAMBIAMENTO ?

COME DIVENTARE MAGGIORANZA E NON SOLAMENTE PARLAMENTARE E GOVERNATIVISTICA CIOÈ COMMESSI DI GESTIONE DEI CONTI IN UN CONTESTO LIBERISTICO GLOBALE DOVE LA GESTIONE STATALE DELL’ECONOMIA È EVAPORATA PESANTEMENTE.

QUINDI QUI SIAMO OLTRE UNA GESTIONE SOCIALDEMOCRATICA PRATICABILE, AMMESSO CHE ESISTA ANCORA IN EUROPA, CHE LO STATO SOCIALE REGGA.

ALTRO CHE QUESTIONE DELLA STRUTTURA RISOLTA,

ALTRO CHE GESTIONE DEL PASSAGGIO CAPITALISTICO, ANCHE SE GRADUALE AD ECONOMIA MISTA,

ALTRO CHE UNA VISIONE AUTONOMA ECONOMICA, TEORICA DEL RAPPORTO STRUTTURA / SOVRASTRUTTURA DI STORICA MEMORIA.

Con i cambiamenti storici epocali a partire dagli anni Cinquanta in poi ancora più drasticamente con gli anni Settanta veniva progressivamente meno tutto quel mondo reale su cui quell’apparato teorico più o meno si reggeva .

RESTAVA SOLO IL PARTITO, COME GESTIONE, STRUTTURATO NEI CAMBIAMENTI DECENNALI, ORGANIZZATO TERRITORIALMENTE E CENTRALIZZATO, MA NON PIÙ OMOGENEO E “ MONOLITICO “ COME ERA PREVEDIBILE ESSENDO UN CORPO STORICO REALE.

ALLORA LA STRADA POSSIBILE E SCELTA FU QUELLA DEL “GOVERNISMO” PER FARE UNA “SOCIALDEMOCRAZIA” EFFiCIENTE E PULITA DEI GOVERNI PRECEDENTI, E POI COL CROLLO DELL’URSS LA STRADA SEMBRAVA APERTA LEVATI I VETI E CAMBIANDO IL NOME E LA RAGIONE SOCIALE.

QUESTO SIGNIFICAVA ACCETTARE IL SISTEMA COME STRUTTURA, MAGARI CERCANDO DI ESSERE SOCIALDEMOCRATICI, CIOÈ COGESTIONARI, PER CONTROLLARE GLI SPIRITI ANIMALI DEL CAPITALISMO, DIREBBE HEGEL.

RIVOLGERSI GENERICAMENTE A UN POPOLO INDISTINTO, GENERICO, SENZA CONNOTAZIONI, NON DICO CLASSISTE, ORAMAI SCOMPOSTE ,MA INDETERMINATE

PURAMENTE COME ELETTORATO DI RIFERIMENTO SCOPIAZZANDO MODELLI ALTRUI.

UNO SBOCCO CONSOCIATIVO DI PRATICHE DISINVOLTE SEMPRE PIÙ AFFINI ALLE ESIGENZE IMPRENDITORIALI, ANCHE PERCHÈ ESSENDO DIFETTOSI SU UN’IDEA DI SVILUPPO ECONOMICO SI FINISCE PER CAVALCARE O ESSERE A RIMORCHIO DI PROPOSTE DI CHI HA DA DIRE E GESTIRE SU DETERMINATI INTERESSI, SENZA UN’IDEA DEGLI ANDAMENTI STORICI E UNA TEORIA ECONOMICA MANGI LA MINESTRA CHE TI SERVONO CHE È QUELLA LIBERISTA DI CHI HA LE IDEE CHIARE, ANCHE SE IN CRISI, MA GESTISCE IL MODO DI PRODUZIONE STRUTTURALE,

LE TRASFORMAZIONI STORICO – SOCIALI DICIAMO DI UN “ CAPITALISMO CREPUSCOLARE “ HANNO MISCHIATO LE CARTE.

SCOMPOSTE LE TEORIA, GIÀ INSUFFICIENTI DELLA SINISTRA STORICA DAGLI ANNI 60, SCHEMATICHE, CHE NE HANNO RIDOTTO LE CAPACITÀ INTERPRETATIVE PER PENSARE, AL DI LÀ DELLA TATTICA, RISULTATE INADEGUATE PER UN CAMBIAMENTO.

La teoria in quei termini era effettivamente inutilizzabile fuori da quel contesto, ma non si capì che l’unica strada effettivamente anticapitalista era una sua ripresa in termini più corretti e generali.

A rischio di ulteriori BANALITÀ, credo che i nodi preliminari veramente cruciali da un punto di vista teorico, in particolare nella prospettiva di dare un retroterra operativo a un partito, siano due:

1) la questione dei soggetti storici,

2) le forme della transizione e quelle di una eventuale società

Marx ha qualcosa da dirci? Ma Marx non i marxisti

Credo proprio di sì.

Ci sarebbe ovviamente quella delle forme della lotta; la forma partito tradizionale è stata capace di successi ineguagliati, ma ha portato con sé anche problematiche di gestione e di partecipazione, sollevate dall’ondata del Sessantotto, nei confronti della quale il partito si è trovato del tutto impreparato e sostanzialmente estraneo.

La mediazione delle istanze organizzative e spontaneiste è una questione vecchia quanto il movimento dei lavoratori e anche qui non sembra semplice trovare una sintesi.

L’incapacità del Pci di comprendere e dialogare con queste esigenze “individualistiche” contemporanee è sicuramente stato un problema di rilievo, che però, a mio parere, non

costituisce la causa fondamentale della sua crisi.

Infatti il Pci è stato capace di resistere alla suddetta estraneità al Sessantotto, agli attacchi del terrorismo sia di destra che di sinistra negli anni Settanta, all’“atlantismo” palese e sotterraneo, alla palude degli anni del pentapartito in cui è stato marginalizzato e costretto all’impotenza politica.

Ha resistito numericamente anche come Pds, Ds e pure adesso il Partito Democratico gode, con sommo demerito, di quella eredità storica con numeri ragguardevoli. Questo non per dire che andava bene, ma solo che non è questa la causa della sua involuzione.

Credo che le ragioni principali siano invece le due che indicavo, vale a dire che, non cogliendo le trasformazioni storiche del capitalismo crepuscolare, non è stato in grado di aggiornare la propria identità e strategia politica, e individuare soggetti storici e dinamiche di fondo del processo, quindi, alla fine, le forme della trasformazione.

NEL 1970 MI DIMISI DAL PCI , NON A CAUSA DEL MANIFESTO, CHE AVEVA SOLAMENTE UNA RIVISTA, E NESSUN GRUPPO ORGANIZZATO MA PER QUESTIONI PIÙ CORPOSE, E ALLA LUNGA SONO USCITE.

IO HO TEORIZZATO SOLAMENTE LA MIA IMPOTENZA.

QUI SIAMO ARRIVATI E IL PCI ERA DATATO. 100 ANNI SAREBBERO STATI TROPPI.

FULVIO DE LUCIS – GENNAIO 2021

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