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Decentramento (un contributo personale)

di Franco Astengo

Nell’amministrazione comunale di Genova è in atto un duro scontro politico sul tema del decentramento.

Uno scontro non limitato alla dialettica maggioranza -opposizione ma che investe anche settori della maggioranza di centro – destra.

L’oggetto del contendere è rappresentato dalla proposta di secco ridimensionamento nel ruolo dei Municipi, avanzata dall’efficentista teorico dell’uomo solo al comando sindaco Bucci.

Le logiche aziendaliste portate avanti dal primo cittadino si muovono sull’asse che proprio lui definisce “migliorare l’efficienza, cioè avere il massimo risultato al minimo costo”: del tutto trascurate, sotto questo aspetto e considerate proprio ” de minimis” le questione legate alla democrazia, alla partecipazione dei cittadini, dello stato sociale (difatti sempre lo stesso Sindaco parla di assunzioni di falegnami e idraulici: sicuramente figure professionali importanti ma interne a una logica che vede il decentramento come puro strumento di esecuzione delle “piccole riparazioni”).

Difatti lo stesso Bucci intende ridurre la funzione dei Municipi ad “amministrativa e operativa”.

Tutto questo sta avvenendo mentre a Savona, in vista delle elezioni amministrative della primavera 2021, si sta cercando di analizzare il fallimento di tutte le iniziative portate avanti su questo terreno a partire dall’inopinata abolizione delle circoscrizioni (legge 26 marzo 2010 n.42), quindi una incapacità fatta registrare sia da parte dell’amministrazione di centro sinistra sia da quella attualmente in carica di centro destra sulla possibilità di portare avanti una proposta di recupero di ruolo delle periferie, nel frattempo ridotte in stato di abbandono in un Città frantumata e in declino.

Un altro esempio della logica che viene seguita a Genova riguarda la “sospensione delle procedure di assegnazione di locali liberi di proprietà comunale, nonché quelle di rinnovo dei contratti in scadenza al 31 dicembre scorso e non ancora rinnovati, in attesa che venga stabilito un migliore percorso di utilizzo, anche attraverso l’adozione di nuovi e diversi strumenti contrattuali che favoriscano una migliore fruizione degli immobili”.

In questo modo si sta infliggendo un altro colpo all’associazionismo di base, all’aggregazione dei cittadini, a tante attività culturali, sociali sportive ospitate dai Municipi nelle tante sedi di proprietà comunale esistenti sul territorio del capoluogo ligure.

In questa occasione non si ripercorrono le tappe, con il passaggio avvenuto nel 1980 da quartieri a circoscrizioni, dopo che gli stessi quartieri avevano svolto, a Savona, una funzione fondamentale in momenti anche drammatici nella vita della Città come avvenne nell’occasione della vigilanza popolare svolta a seguito degli attentati terroristici verificatisi tra il 1974 e il 1975.

Il punto, oggi, pare proprio essere diventato quello che sul tema del decentramento comunale corre di nuovo il confine di una concezione della democrazia e della partecipazione popolare.

Un confine tanto più marcato nel momento in cui emergono temi di grandissimo spessore e attualità: il primo dei quali riguarda il sistema socio – sanitario legato alla (ormai abbandonata) territorialità dei servizi, rivelatasi invece strumento essenziale di risposta ai bisogni e di solidarietà diffusa proprio in occasione dell’emergenza sanitaria in corso e della quale non si intravvede la conclusione.

Il punto, per quel che riguarda Savona, rimane quello della rete di presenze ancora rilevante di cui si dispone sul territorio, del loro collegamento in un progetto di forma di relazione (anche istituzionale), di riferimento non semplicemente amministrativo ma anche e soprattutto di partecipazione dei cittadini.

Un terreno quello del decentramento da considerare come precipuamente politico sul quale sviluppare un forte impegno di proposta nell’elaborazione del necessario progetto da presentare, da sinistra, all’elettorato savonese nella prossima consultazione elettorale.

(Foto di Mirko Bozzato da Pixabay)

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