Skip to content

Liguria e provincia di Savona, l’andamento del mercato del lavoro

di Gabriele Catalano

Non è facile parlare del mercato del lavoro in Liguria e in Provincia di Savona. Provo a farlo iniziando con alcuni dati, recuperati sul sito della Commissione Europea

Secondo i dati diffusi dall’ISTAT, in Liguria l’occupazione diminuisce dalle 596.121 unità del I trimestre 2019 alle 592.612 unità del I trimestre 2020 (-0,6%).

I liguri che durante il c.d. lockdownd hanno avuto almeno una comunicazione di avviamento sono 9.951, in diminuzione del 73,4% (-27.433 unità) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il 50,9% degli avviati sono donne, tra di esse prevale la classe di età 55 e oltre (18,8%). Gli uomini sono il 49,1% e in prevalenza hanno tra i 25 e i 29 anni (15,2%)

Il tasso di occupazione ligure rimane stabile al 61,7%. L’andamento dell’occupazione ligure si caratterizza per una flessione degli uomini occupati (-1,8%, -5.895 unità) e un incremento dell’occupazione femminile (+0,9%, +2.393 unità); una contrazione del lavoro indipendente (-5%, -7.719 unità) che riguarda entrambe le componenti di genere; una crescita del lavoro alle dipendenze (+1%, +4.217 unità) che coinvolge esclusivamente le donne (+3,7%, +7.728 unità).

In Liguria i disoccupati diminuiscono dalle 80.060 unità del I trimestre 2019 alle 66.786 del I trimestre 2020 (-16,6%). La marcata flessione della disoccupazione riguarda tutto il territorio nazionale (-21,3% nel Nord Ovest e -16,3% in Italia) ed è conseguente alle limitazioni imposte dal lockdown che hanno reso difficile la ricerca di lavoro per la chiusura di molti settori produttivi e per la restrizione degli spostamenti.

Riguardo alle forme contrattuali utilizzate, prevale il tempo determinato (50,3%), seguito dal tempo indeterminato (25,6%) e dal lavoro flessibile (20,5%) che comprende: lavoro in somministrazione, collaborazioni, lavoro intermittente. Su 2.044 lavoratori avviati con contratti flessibili, la metà ha un contratto di somministrazione.

Veniamo ora al contesto industriale savonese.

Il primo dato significativo è che il comparto dell’industria a Savona è in linea con il dato nazionale.

Vanta però alcuni punti di forza:

  • Forte posizionamento nel comparto industriale

  • Una rinascita delle offerte lavorative rispetto al resto della regione

  • Forte propensione all’export

  • Capacità attrattiva del settore turistico (sul podio regionale per numero di notti prenotate)

  • Buone competenze nel campo della manifattura e dell’energia, anche grazie al Campus Universitario (la media laureati/diplomati è superiore alla media nazionale)

I punti di debolezza sono:

  • infrastrutture inadeguate, con rischio di isolamento

  • potente de-popolamento, con aumento importante della fascia di età vicina al pensionamento

  • mancanza di una visione strategica del territorio sul medio/lungo termine

  • mancanza di figure professionali qualificate e formate per sostenere lo sviluppo del territorio

Questo è il contesto attuale, stando ai numeri e ai dati di fatto.

Ci sono anche altre riflessioni che si possono fare. Indipendentemente dal covid, mi pare di notare un certo ottimismo da parte delle Imprese. Non fanno grandi progetti, ma si nota che hanno intenzione di guardare al futuro con maggior fiducia rispetto a quel che spesso ci viene comunicato dai mezzi d’informazione. Sono più propense anche a interessarsi a forme contrattuali più flessibili come la somministrazione. A mio parere però, dovrebbero avere il coraggio di investire di più nelle risorse che possono dare la spinta per migliorarsi, per uscire dalla crisi. Lo si può fare non solo offrendo un posto di lavoro ma remunerandolo il giusto: troppo spesso le aziende cercano personale altamente qualificato e cercano di pagarlo il meno possibile.

Anche i lavoratori però devono avere un atteggiamento proattivo, troppo spesso vedo aspiranti lavoratori candidarsi per ruoli per i quali certamente hanno studiato, ma con atteggiamenti troppo imbalsamati, poco flessibili, troppo preoccupati di ottenere il contratto, dimenticandosi di doverlo confermare giorno per giorno, con costanza e spirito di sacrificio.

La vera difficoltà non è solo quella di far incontrare domanda e offerta, ma far sì che entrambi gli attori in scena (datore di lavoro e lavoratore) si vengano incontro su più piani: contrattuale, sociale, umano.

Questa è una sfida più “culturale” piuttosto che economica, ma è una strada che occorre percorrere per uno sviluppo sociale e lavorativo davvero sostenibile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.