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Tra pubblico e privato di Franco Astengo

Con due articoli, di Ferruccio De Bortoli e Dario Di Vico, apparsi sull’inserto “Economia” del Corriere della Sera (21 dicembre) si è cercato di fare il punto sulla condizione dell’industria italiana al momento del bilancio di questo drammatico 2020.

Vi si sostiene, in sostanza, che l’industria manifatturiera più aperta e competitiva ha reagito meglio del previsto e chiuderà l’anno terribile con un calo dei ricavi limitato all’1,7% e una crescita degli ordinativi dell’1,2%. Un esempio? La chimica, già all’avanguardia, con la pandemia ha fatto un ulteriore balzo in avanti.

E ancora: La tenuta delle imprese è la garanzia che rende sostenibile il debito pubblico perché esprime la capacità di creare fatturato e di esportarlo. Il sistema deficitario dal punto di vista dei servizi, deve tenere in gran conto la lezione della produttività, incoraggiando così gli investimenti esteri.

Infine: potrebbe (forse) bastare questo a tracciare un valido piano per l’utilizzo del Next Generation Eu.

Proviamo a entrare nel merito di queste affermazioni:

1) Il deficit di struttura industriale presente nella situazione italiana non può essere definito limitandoci all’osservazione riguardante la carenza di servizi;

2) Mentre, in altre parti degli articoli, si fa cenno all’evasione fiscale (aggiungiamo: ben agganciata al lavoro nero) non vi si trova abbastanza sottolineata la negatività della logica con la quale questo governo ha affrontato l’emergenza: una logica di elargizione di sussidi a pioggia.

La vocazione ad elargire sussidi è parte integrante di una filosofia di decrescita, ben espressa dal partito di maggioranza relativa.

Il M5S si è imposto teorizzando e praticando uno “scambio politico di massa” fondato su di una concezione piattamente assistenzialistica .

Una visione ampiamente dimostrata dal fallimento, da molti già previsto in partenza, del preteso collegamento tra reddito di cittadinanza e avviamento al lavoro da realizzarsi attraverso i” navigator” e quant’altro di simile;

3) E’ evidente che la necessità di investimenti pubblici rimane determinante e questo sembra essere il limite che accomuna manovra di bilancio e le espressioni di progettualità fin qui conosciute per il Recovery fund.

Investimenti pubblici da rivolgersi non tanto e non solo al miglioramento della qualità dei servizi pubblici e della P.A, ma soprattutto da indirizzare verso le necessità urgenti di adeguamento infrastrutturale e di intervento nei settori industriali strategici (nei momenti di maggiore difficoltà da più parti si era invocato addirittura il ritorno dell’IRI);

4) Vi sono aspetti non sufficientemente analizzati (anzi trascurati nel complesso del dibattito politico) nel quadro delle difficoltà del sistema industriale, in particolare sotto gli aspetti della relazione con il processo di finanziarizzazione a livello globale e della competizione internazionale;

5) Nella sostanza vi sono due elementi che debbono essere affrontati: quello della gestione pubblica dei servizi e delle infrastrutture decisive e quello della programmazione industriale.

6) Per quel che riguarda l’utilizzo del Next Generation Eu (fermo restando il fatto che andranno verificate le entità reali degli interventi come saranno scansionate nei tempi dei prossimi 6 anni, oltre al tema dei meccanismi di governance e di controllo) i nodi rimangono quello della priorità riguardante il sistema sanitario e quello della capacità d’investimento nel settore industriale. Da tenere ancora in conto che i piani per la digitalizzazione e per la riconversione sostenibile dovranno prevedere un impatto almeno ventennale e non potranno essere contrabbandabili come possibilità di realizzo immediato di un cambiamento che non potrà che essere proiettato sul lungo periodo;

7) quello che sembra mancare è un piano di transizione legato a una modifica nel rapporto pubblico/privato con il privato che, in tempi così difficili, si trova legato all’esportazione e alla fragilità di settori eccessivamente esposti all’immediatezza del consumo;

8) La dimostrazione di una capacità del pubblico di programmazione e di gestione nei settori strategici di un’industria capace di soddisfare esigenze di interesse pubblico e di risultare adeguata al procedere vorticoso dell’innovazione tecnologica rimane l’ elemento decisivo di diversità tra destra e sinistra e di fattore fondamentale per la costruzione di una sinistra all’altezza delle contraddizioni che si stanno presentando sulla scena della storia.

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