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Il Centro ictus al San Paolo

Abbiamo ricevuto dall’Associazione Amici del San Paolo questa lettera aperta che volentieri pubblichiamo

Cari soci e sostenitori,

con lo scopo di fare chiarezza sull’argomento Centro ictus alleghiamo alla presente la relazione da noi presentata al coordinatore del dipartimento regionale di neuroscienze dott. Carlo Serrati nell’incontro del 6 novembre 2019 organizzato in Regione dal Consigliere regionale Paolo Ardenti.

STORIA

La ultradecennale richiesta del centro ictus da parte del San Paolo e della popolazione savonese, per chi non ne ha vissuto la storia, richiede alcune precisazioni:

Anno 1999: Giunta Presieduta da Mori: La Consigliera Regionale dott.ssa Valeria Cavallo riesce a fare assegnare 200 milioni di lire all’ASL2 per l’istituzione del CENTRO ICTUS. Vennero comprati i monitor, ma la stanza del centro ictus non fu mai fatta e gli strumenti dopo anni presero altre destinazioni.

Anno 2009: Il primario di neurologia prof. Antonino Leonardi lascia amareggiato l’ospedale dichiarando di non essere riuscito ad istituire il centro ictus avendo avuto opposizioni diffuse al suo tentativo decennale di dare alla città di Savona quanto hanno già gli ospedali capoluogo di provincia per la cura della grave patologia tempodipendente.

Anno 2015: I direttori di pronto soccorso (dott. Roberto Lerza), di cardiologia (dott. Paolo Bellotti e dopo Pietro Bellone), di anestesia e rianimazione (dott. Brunello Brunetto) coordinati dal direttore di neurologia dott. Fabio Bandini decidono, pur in assenza di un centro ictus, di trattare con la trombolisi in pronto soccorso i pazienti a cui è stata fatta la diagnosi di ictus. I pazienti successivamente vengono ricoverati nel reparto di neurologia per il completamento dei trattamenti terapeutici e riabilitatori necessari.

Anno 2016 – 2020: il Comitato Amici del San Paolo ha esperito senza successo le attività descritte in modo essenziale nell’allegato coinvolgendo i comuni e la popolazione del comprensorio.

Anno 2020: La “fondazione De Mari” dona i monitor per il centro ictus che vengono montati in una stanza con 4 letti.

Anno 2020: La pandemia COVID19 sconvolge l’assetto del San Paolo dedicando buona parte dei reparti e del personale dell’ospedale alla cura di questa patologia, tralasciando le cure non in urgenza/emergenza. Queste ultime nonostante le difficoltà sono sempre state trattate (es. terapie oncologiche, traumatologia, cardiologia, chirurgia diurgenza).

Anno 2020: si acuisce il problema della mancanza degli specialisti neurologi anche dovuta a una scorretta distribuzione negli ospedali della regione.

Anno 2020: Il direttore della neurologia dott. Fabio Bandini dà le dimissioni e lascia l’ospedale amareggiato dichiarando “Il mio rimpianto principale, come quello del mio predecessore, il prof. Leonardi, è quello di non essere riuscito a creare a Savona un Centro ictus”.

Anno 2020 dicembre: interpellanza del consigliere regionale dott. Roberto Arboscello con successiva risposta del Presidente della Giunta (vedi sito della regione o, se a noi richiesto, con invio della registrazione via WhatsApp).

Anno 2020 dicembre: petizione sulla piattaforma change.org. In pochi giorni 1500 firme. http://chng.it/DwCXJHzc

PRECISAZIONI

Nel dibattito è necessario sciogliere l’equivoco di confondere trombolisi e centro ictus, che talora viene ingannevolmente utilizzato per non concedere il Centro Ictus e affermare che comunque si cura (anche per non creare allarmi o denunce all’autorità giudiziaria).

Una cosa è la trombolisi, una cosa il Centro ictus.

Una cosa è, all’arrivo al pronto soccorso, l’immediata diagnosi (TAC, Risonanza, visita neurologica…) e la terapia trombolitica (…ma quanto tempo c’è voluto per riconoscere il colpito, portarlo in ospedale, etc?), altra cosa è la cura organizzata in un centro ictus monitorato 24/24 h, in area riservata, con immediate terapie farmacologiche e riabilitative di una patologia TEMPO-DIPENDENTE.

Il centro ictus non è solo trombolisi, ma una organizzazione globale che consente un migliore successo perla cura dei pazienti non solo con gli aspetti terapeutici, ma anche diagnostici e riabilitativi il più precoci possibile

Per fare un esempio più comprensibile: quando buchiamo una ruota di un’auto cerchiamo di trovare una soluzione immediata con la bomboletta o il ruotino, ma poi portiamo l’auto in una officina che oltre a curare il pneumatico fa tutte le altre manovre per garantirci una guida senza sbandare.

Speriamo che le nostre indicazioni servano a tutti gli attori che si impegnano per dare al San Paolo gli strumenti per poterci curare sapendo che prima o dopo ci finiamo tutti!

Grazie per l’attenzione,

il Presidente

Giampiero Storti

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