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Parlamento e governo di Franco Astengo

Partiti con l’idea di “aprire il parlamento come una scatola di tonno” e approdati alla “governabilità come fase suprema dell’azione politica” gli esponenti del M5S, di cui l’attuale presidenza del consiglio è specifica espressione della parabola politica, non hanno comunque dismesso il proprio obiettivo originario.

L’Italia sta vivendo una stagione nel corso della quale il partito di maggioranza relativa ha impostato la propria azione su due punti: lo scambio politico come fattore determinante dell’aggregazione del consenso in luogo dell’appartenenza e dell’opinione; la riduzione della sede parlamentare a mero luogo di ratifica delle decisioni prese in “altro luogo” rispetto ai meccanismi di rapporto tra esecutivo e legislativo così come questi si trovano determinati nel dettato della Costituzione Repubblicana.

Tutto questo quadro di profonda trasformazione sta avvenendo tra l’altro al di fuori dalla dimensione di cessione della sovranità da parte dello “Stato – Nazione” così come avrebbe potuto essere prevedibilmente previsto nel procedere del contesto europeo (contesto europeo che continua in ogni caso a segnare un forte dato di “deficit democratico”).

L’emergenza sanitaria ha accentuato il tipo di situazione che si è determinato con l’avvento del M5S al governo, avvenuto in esito delle elezioni legislative generali del 2018: avvento del M5S al governo che ha anche posto in luce un notevole salto di qualità nella dimensione trasformistica pur da sempre appartenuta a settori del sistema politico italiano.

L’obiettivo di ridurre le Camera a semplice luogo di compensazione corporativa viene costantemente perseguito : sembra proprio essere questo il punto di destinazione a partire dai dpcm per passare alle “task force” e ancora alla dimostrazione di vera e propria neghittosità al riguardo della nuova legge elettorale (della quale rappresenterà parte decisiva non soltanto la formula di trasformazione dei voti in seggi ma soprattutto il disegno dei collegi elettorali e il meccanismo di assegnazione dei seggi ai candidati) fino al complesso ragionamento relativo ai progetti riguardanti il Recovery Fund (all’interno di un discorso che presenta elementi molto rilevanti di ontraddizione).

Eppure c’è chi ritiene necessaria un’alleanza organica almeno con l’ala governista del MoVimento considerato ormai parte di un nuovo disegno di centro sinistra, facendo a meno tra l’altro di una ricerca approfondita su di una possibile identità moderna della sinistra italiana.

Va aperta un’ampia riflessione sulle condizioni complessive della nostra democrazia così come questa potrebbe ritrovarsi dopo la fase di emergenza sanitaria.

L’emergenza sanitaria ha fatto venire al pettine tutti le distorsioni inserite nella nostra identità costituzionale nel corso di decenni di crescita del personalismo, di crisi della forma partito, di brutale inserimento nel contesto dei meccanismi dell’antipolitica, di passaggio dalla democrazia dei partiti a quella “del pubblico” fino a quella “recitativa” forma quest’ultima nella quale sembrano essere maestri gli esponenti del partito di maggioranza relativa.

Pensiamo, soltanto per esempio, alla vicenda riguardante le nomine dei responsabili dei servizi per aver un’idea della delicatezza dei temi in questione.

Non possiamo permetterci il lusso di trascurare questo stato di cose in nome dell’astrattezza della governabilità.

Non basta tenere in piedi il governo soltanto per l’astratta “paura della destra”, ma serve individuare una chiave di volta per modificare la situazione ma per far questo manca una sinistra all’altezza progettualmente e organizzativamente.

Rischiamo di pagare un prezzo molto caro agli errori del più recente passato: errori dovuti, prima di tutto, alla subalternità culturale e all’assenza di una visione, mancanza quest’ultima derivante da un deficit d’identità ormai storico.

Il soggetto politico della sinistra andrebbe costruito sull’identità costituzionale raccolta proprio attorno ai temi della centralità del parlamento, della possibilità di espressione piena in quella sede delle più significative sensibilità culturali e politiche presenti nel Paese, dal recupero di una coerente dialettica nel rapporto tra esecutivo e legislativo, rapporto che rappresenta in questo momento uno dei punti di maggiore sofferenza per la nostra democrazia inclinato pericolosamente verso un vuoto di responsabilità e di consenso.

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