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Una risposta di sinistra al declino

Relazione all’incontro sul futuro di Savona organizzato da “Il Rosso non è il Nero – Quelli della Rebagliati” nel novembre 2019

Qualsiasi proposta che si voglia avanzare sul futuro di Savona deve passare da una breve analisi della situazione attuale e su un sintetico giudizio dell’attuale amministrazione, senza ovviamente intenzioni di completezza.

Savona è una città in crisi. Una crisi che trova le sue radici in un passato più lontano e che è stata sostanzialmente determinata dalla deiundustrializzazione che, a partire dal dopoguerra e più velocemente dagli anni ’80, ha pian piano sottratto alla città ed al comprensorio la sua struttura industriale senza sostituirla, nonostante alcune illusioni in tal senso, con altri settori produttivi (terziario, turismo, servizi, ecc.).

La crisi produttiva della città ha inciso profondamente sul suo tessuto economico e sociale, determinando in primo luogo il progressivo calo della popolazione, l’impoverimento dei cittadini, l’innalzamento dell’età media (dovuto all’emigrazione dei giovani) e la disgregazione sociale, particolarmente nelle periferie.

I tentativi di contrastare ciò (l’ultimo costituito dall’area di crisi complessa) non sono stati in grado di ottenere risultati confortanti e le più recenti occasioni di lavoro del comprensorio, peraltro solo nei servizi, hanno avuto oggetto in genere attività di basso contenuto professionale e spesso precarie.

Nello stesso tempo la città ha perso potere e autonomia, come dimostrano ad esempio l’accorpamento dell’Autorità portuale e della Camera di commercio, la fine della CARISA, il depotenziamento dell’amministrazione periferica statale, e così via.

Una città in crisi, quindi, o in declino, come dicono altri.

Di fronte a ciò l’attuale amministrazione comunale non è stata in grado di proporre alcuna politica concreta, neppure sotto il deprecabile aspetto del rilancio della speculazione edilizia, come pure avevano tentato di fare le precedenti amministrazioni (anche di centro sinistra), a partire dalla fine degli anni ‘90 e soprattutto nel decennio successivo.

L’attuale giunta comunale, priva di idee e dilaniata da contrasti interni, spesso non è stata in grado neppure di gestire l’ordinaria amministrazione, figuriamoci di proporre ricette per contrastare la crisi ed il declino.

Né sembra avere migliori idee o soluzioni ciò che è rimasto delle forze produttive, siano esse industriali o del terziario.

Per risollevare le sorti della città non basta quindi un programma di cose da fare ma occorre un vero e proprio progetto innovativo e di lunga durata che spezzi definitivamente l’attuale apatia ma anche le spinte speculative che hanno progressivamente spolpato il tessuto produttivo cittadino.

La variegata sinistra savonese ha quindi davanti a sé il compito di farsi promotrice di questo progetto, partendo da quel poco che è rimasto.

Ma prima di accingersi a questo impegno è necessario chiedersi, non retoricamente, che cosa vuol dare risposte di sinistra ad una città in crisi o, in altri termini, se una sinistra anch’essa in profonda crisi, può avere la capacità di fornire un contributo di alto livello alla discussione progettuale programmatica sul futuro della città.

E’ evidente infatti che, sia a livello nazionale che a livello locale, la sinistra è in debito di credibilità perché ha partecipato alle decisioni che hanno in larga parte determinato la situazione attuale.

Certo, le più recenti amministrazioni di centro sinistra hanno fatto anche cose positive, che non vanno dimenticate, ma sarebbe un errore riproporre tal quali quelle esperienze perché sono state incapaci di guardare lontano e, nella mancanza di prospettive di lungo periodo, non hanno potuto o voluto effettuare grandi scelte.

Occorre quindi, come si diceva un tempo, un nuovo slancio ideale, culturale e politico che, intrecciati saldamente tra loro, coinvolgano, al di là delle singole attuali appartenenze (PD, Sinistra italiana, Rifondazione, Articolo 1, ecc., ecc.), l’intelligenza e la volontà di tutte le forze disponibili e costruiscano un perimetro di comune sentire che prevalga sulle differenze e sia in grado di affrontare la sfida.

Ma costruire un comune sentire presuppone mettere bene in chiaro quali siano i punti di riferimento da cui partire per una politica di sinistra ed a questo proposito ne possiamo indicare almeno tre, che peraltro non sono neppure strettamente di sinistra ma che possono dare il senso di una proposta radicalmente nuova.

Il primo riferimento va naturalmente alla Costituzione della Repubblica ed i principi costituzionali che una amministrazione locale deve avere bene in mente nel suo concreto operare.

Ci riferiamo, per citarne solo alcuni, alla tutela del lavoro e della sua dignità, all’assistenza alle persone che ne hanno bisogno, alla tutela del paesaggio (anche di quello urbano), ai limiti alla proprietà privata ed alla funzione sociale dell’impresa, alla tutela della famiglia (nel senso allargato che ha assunto in questi anni) e dello straniero, all’impegno per l’istruzione pubblica pur garantendo quella privata (senza oneri per lo stato) ed al trasferimento di imprese ai lavoratori ed a comunità di utenti.

Il secondo riferimento è all’Agenda 2030 dell’ONU ed agli obiettivi che essa fissa nell’ambito della lotta alla povertà, alla tutela della salute e del benessere, per una educazione di qualità per tutti, per l’accesso all’acqua e la promozione di energie rinnovabili, la riduzione delle diseguaglianze, il trasporto pubblico, la tutela della biodiversità, il miglioramento delle periferie, e così via.

Il terzo riferimento è all’Enciclica “Laudato sì” di papa Francesco che, al netto dei riferimenti strettamente religiosi che coinvolgo i soli fedeli, spinge anch’essa verso l’uguaglianza, la sostenibilità ambientale delle politiche, la destinazione comune dei beni e per un’iniziativa politico amministrativa non sottomessa all’interesse economico privato.

Questo potrebbe bastare, anche se un punto di vista di sinistra non può prescindere da alcuni altri principi della tradizione socialista e comunista tra cui, oltre alla già ricordata tensione verso l’uguaglianza, la gestione in comune dei beni, la progressività delle imposte, l’educazione gratuita, l’accesso generalizzato alle abitazioni e così via.

Condividere alcuni principi non è solo importante ai fini di indirizzare l’attività amministrativa, ma anche per ritagliare i contorni di una alleanza che deve essere sì ampia, ma anche omogenea.

Partendo da questi principi dobbiamo quindi cercare di comprendere quale ruolo devono svolgere le città e le loro amministrazioni per il loro perseguimento.

Si possono delineare almeno tre ruoli fondamentali: un ruolo culturale, un ruolo politico ed ovviamente un ruolo amministrativo.

La necessità di un intervento delle amministrazioni locali sul piano culturale diventa urgente di fronte ai rigurgiti razzisti, alla violenza ed agli impulsi verso una nuova forma di fascismo, ben rappresentati dalla ricerca di un “uomo forte”.

Di fronte a ciò amministrare le città non può essere solo una questione di strade, pulizia, aree verdi, pianificazione urbanistica, ecc. ma occorre intervenire con forza per invertire quello che rischia di divenire (ed in parte lo è già) un tetro comune sentire che porta a facilitare soluzioni antidemocratiche ed autoritarie.

E’ necessaria una azione pedagogica che riproponga i principi costituzionali e che ritrovi nell’antifascismo e nella Resistenza dei punti di riferimento per tutta la società, non solo come ricordo delle persone che si sono battute per la libertà, ma anche come prospettiva e linea di condotta per il futuro.

Bisogna, anche a livello locale, educare all’eguaglianza, all’integrazione sociale e culturale, alla legalità ed al rispetto e le amministrazioni possono sviluppare una cultura della cittadinanza e della convivenza civile nel rispetto delle differenze, anche culturali.

Tra l’altro l’integrazione svolge anche un ruolo fondamentale per garantire e consolidare la sicurezza pubblica, che è molto più garantita dalle condizioni di vita dignitose per tutti che dal numero di telecamere agli angoli delle vie.

Il ruolo politico dell’amministrazione cittadina si incentra nella necessità che il comune rappresenti i cittadini nei confronti delle istanze superiori (Regione, Stato, ecc. ) e le esigenze pubbliche rispetto ai pur legittimi interessi privati ed al potere economico.

L’aver tralasciato questo ruolo negli scorsi anni ha condotto ad una sottrazione di potere e di capacità decisionale a livello pubblico locale per accentrarlo a livelli superiori (si pensi ai già citati casi dell’autorità portuale e della camera di commercio) o per delegarlo alle forze economiche, che spesso lo hanno utilizzato per incentivare operazioni speculative.

Bisogna poi che l’amministrazione diventi un centro di ricerca di finanziamenti nazionali e comunitari, approntando la necessaria progettualità.

In tutto questo gioca un ruolo essenziale una visione comprensoriale dello sviluppo compatibile, che Savona ha già vissuto all’epoca del piano regolatore intercomunale, a partire dalle infrastrutture e dalla gestione dei principali servizi per finire alla individuazione di aree per insediamenti produttivi.

E, naturalmente, diventa essenziale svolgere i compiti amministrativi con un progetto all’altezza dei problemi da affrontare; in questo deve assumere un ruolo fondamentale il Consiglio comunale, che deve riacquistare la funzione di vero organo di governo e di indirizzo, oltre che di controllo.

Va incentivata la partecipazione dei cittadini alle scelte, sia personalmente che attraverso l’associazionismo, utilizzando ad esempio gli strumenti dell’Agenda 21 Locale, da aggiornare ed adattare alle esigenze concrete della città.

Le nomine negli organismi politici tecnici devono seguire il criterio della capacità e quelle negli organismi tecnici anche il criterio della competenza, alla luce di una efficienza amministrativa che limiti gli sprechi senza tagliare i servizi.

Questa, in estrema sintesi, è una proposta di quadro di insieme entro cui la sinistra savonese dovrebbe muoversi per affrontare la prossima scadenza amministrativa della città di Savona.

Da qui è necessario partire per scendere nel dettaglio di un progetto a lunga scadenza e di un programma amministrativo per i prossimi 5 anni, naturalmente cercando alleanze nei soggetti che condividono le esigenze di una forte discontinuità.

I capisaldi di questo progetto, per citarne solo alcuni, devono essere rappresentati dall’ammodernamento delle infrastrutture e dal loro completamento (pensiamo al collegamento ferroviario del terminal di Vado Ligure ed al completamento dell’Aurelia bis), dal mantenimento delle aree produttive e dalla ricerca di nuovi insediamenti, dalla ricerca di zone di sosta semiperiferiche e da un sistema di mobilità collettivo e individuale che permetta di liberare dalle auto il centro cittadino, dalla lotta alla povertà ed al disagio sociale, da un riutilizzo culturalmente qualificato degli edifici storici, dalla gestione pubblica del ciclo dell’acqua e della raccolta e riutilizzo dei rifiuti.

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